Social Dilemma e Democrazia dell’Engagement

Cosa ha scatenato l’assalto al congresso americano: le piattaforme social, i messaggi del presidente degli Stati Uniti Trump o entrambi? Scopri perché la risposta, nascosta nel messaggio del film di Netflix “The Social dilemma“, ci apre tante nuove importanti domande sull’impatto dei social sulle democrazie occidentali e sulla nostra salute mentale.

The Social Dilemma

Immagine dal film “The Social Dilemma”

Uscito a Gennaio 2020, The Social Dilemma è un film documentario prodotto da Netflix in cui importanti professionisti del Digital marketing rivelano il dietro le quinte degli algoritmi di Google, Twitter, Facebook, Instagram, WhatsApp & company.
Gli esperti di tecnologia della Silicon Valley che raccontano la pericolosa influenza esercitata dai social network sono pezzi da 90, quali Sean Parker di Facebook, Jaron Lanier, Chamath Palihapitiya, Cathy O’Neil (autrice di Weapons of Math Destruction) e Tristan Harris (creatore di Google Gmail).
A latere delle loro testimonianze della Silicon Valley c’è la storia di una famiglia media americana con 3 figli, dove l’assuefazione ad utilizzare costantemente i social crea diversi problemi, tra cui la partecipazione del protagonista ad una manifestazione di protesta politica (vista sui social ovviamente) che lo fa finire in prigione.
Il messaggio di The Social Dilemma (che vi consiglio insieme a Black Mirror ) è molto chiaro: le piattaforme digital hanno necessità di tenerci incollati agli smartphone in modo tale che possano profilarci e vendere della pubblicità alle aziende. La novità rispetto ai medium tradizionali come la TV è l’estrema capacità degli algoritmi e dell’intelligenza artificiale di usare tutti i dati che produciamo per sfruttare le debolezze del nostro cervello e tenerci incollati allo smartphone (senza che noi ce ne rendiamo conto).
Un esempio di come ci tengono incollati? I sistemi di notifica (utilizzati da tutti i principali social) che ti segnalano quando qualcuno ti ha taggato, quando qualche amico ha fatto un post, quando la tua ex fidanzata si rifidanza nuovamente…scatenando una tempesta di dopamina nel cervello.
Il sistema delle notifiche è stato studiato e validato dalle piattaforme e funziona al punto che io stesso mi sono domandato se vivere senza social! Se volete approfondire i meccanismi di persuasione leggete BJ Fogg “Persuasive Technology”.

L’assalto al congresso Usa e le campagne Social

Il 6 gennaio 2021 il parlamento degli Stati Uniti d’America è stato assaltato da un folto gruppo composto da fanatici e persone normali che volevano protestare sulla regolarità delle ultime elezioni dell’autunno 2020 per l’elezione del Presidente degli Stati Uniti. La caratteristica peculiare di questo assalto è che molte delle persone normali avevano sentito gli incitamenti di Trump su Facebook e Twitter.

Vale la pena ricordare che uno dei punti di forza di Trump è stato l’utilizzo delle campagne a pagamento sui social network ed in particolare su Facebook e Twitter. Da un’analisi da me svolta nel 2019 ho accertato che il comitato a supporto del presidente Trump nel 2018 aveva speso poco meno di 1 milione di dollari sulle campagne Facebook.

Trump Facebook Ads
I post sponsorizzati di Trump spaziavano su varie tematiche politiche (soprattutto immigrazione) e le campagne Facebook che ho analizzato erano continuative, fatte bene, con strumenti e tecniche di ottimizzazione della conversione e dell’engagement (coinvolgimento sul social) della base utenti, come mostra un estratto di test A/B sulle campagne social.

 

Le bolle social & la polarizzazione

Le persone si aspettano di essere raggiunte dalle notizie attraverso i social e Google discover, per questo i giornali vendono meno. Per come sono stati congegnati e per il loro modello di business, i social di oggi polarizzano le opinioni delle persone attraverso dei feed della home super personalizzati: se ad esempio io fossi un utente Facebook che interagisce e commenta sempre i post dei repubblicani, l’algoritmo di FB mi proporrà sempre lo stesso tipo di contenuti in modo che io resti incollato al social. La cronologia dei nostri clic, mi piace, commenti e condivisioni sono i dati che alimentano questa bolla algoritmica che filtra tutto il resto e mi fa convincere che la verità è solo e sempre quella che vedo io sul mio feed. Risultato un newsfeed super partisano come è successo nello stato della Giorgia.
Ciò crea i presupposti per la divisione binaria del mondo fra buono e cattivo. Basta un politico che parla alla pancia ed ecco con una serie di tweet mirati attivano tumulti come quelli di Washington.

Conclusioni

Come ha dimostrato il caso Trump Capitol Hills, se “usati bene” i social media, abbinati al neuromarketing, possono condizionare le masse e destabilizzare anche il paese più ricco del mondo, gli Usa. Tutte le grandi piattaforme digital lo sanno da tempo.  Onde evitare che la politica americana capisca che il vero detonatore è l’uso avanzato dei social media e intervenga con multe per complicità, spaccando le aziende e con regolamentazioni più strette delle piattaforme, la decisione di tutti nella Silicon Valley è stata sospendere gli account del presidente Trump. La borsa di Wall Street, che anticipa le tendenze, lo ha capito e dopo il blocco di Trump tutti i titoli tecnologici e social hanno registrato cali pesanti : i social sono società private con fini di lucro (non enti di beneficienza) e hanno bisogno di algoritmi potenti altrimenti l’utente esce, il fatturato cala e i titoli azionari perdono valore.

Dopo la primavera araba, il caso Trump conferma che i social polarizzano e rendono “astratto” il concetto di verità, tirando fuori il peggio dalle persone, diventando a tutti gli effetti una minaccia alla sopravvivenza delle democrazie occidentali (non dei regimi autoritari che tengono sotto stretto controllo governativo sia i social che le persone con grande seguito, vedi il caso della scomparsa di Jack Ma in C ina).  Chi sarà il prossimo politico a sfruttare il social dilemma e con quali conseguenze? A voi la parola.

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