Social Media Policy aziendale interna: il caso Pepsi

Le persone parlano in rete, che ad un’azienda piaccia o no. E il numero di utenti dei social network è in continua crescita: attualmente si parla di circa 1,79 mila miliardi di utenti nel mondo, un numero destinato a crescere secondo le previsioni realizzate da eMarketer.
Numero di utenti di social networks 2010-2018


Si tenga conto anche che sui social media si trascorre sempre più tempo, condividendo i più svariati argomenti: dai nostri interessi, a ciò che ci succede durante la giornata, le proprie emozioni, e così via.
Se ne deduce che il chiacchierio sarà sempre più diffuso. Cosa possono fare dunque le aziende per controllare queste comunicazioni non-istituzionali e che talvolta li riguardano, soprattutto se sono generate dai propri dipendenti e potrebbero essere percepite come istituzionali?
Delineando una Social Media Policy interna, ossia delle linee guida chiare, da condividere in azienda, per aiutare i propri dipendenti a comprendere come usare correttamente i social media. Si è già sottolineata in passato l’importanza del fatto che, se i dipendenti di un’azienda sono soddisfatti, vengono coinvolti e sono opportunamente informati, si trasformeranno in naturali ambassador del brand: è ora il momento di attivarsi per trasformare ciascuno di loro in portavoce entusiasta del brand e di fornire loro delle policy da tenere sui social media.
Ma se ogni azienda deve individuare la propria Social Media Policy (che va strutturata tenendo conto del settore economico in cui si opera, della propria organizzazione e del proprio business) è utile analizzare dei case studies, per trarre suggerimenti da come altre aziende hanno gestito la loro Social Media Policy.
Iniziamo da PepsiCo. Nel “Global Code of Conduct” di Pepsi, volto a regolare il comportamento dei propri dipendenti sia all’interno dell’azienda che verso l’esterno, si legge sia che i dipendenti non sono autorizzati a rilasciare informazioni sull’azienda e devono indirizzare queste richieste alle figure incaricate, sia che le opinioni da loro espresse sui social media sono strettamente personali. Ciò significa che i dipendenti di PepsiCo non sono autorizzati a condividere informazioni e notizie relative alla propria attività neppure con la propria famiglia i propri amici.
D’altro canto, una ricerca condotta da PepsiCo nel 2010 ha evidenziato che il 65% dei dipendenti veniva frequentemente interrogato da parenti ed amici in merito alle attività dell’azienda per cui lavora: si registrava pertanto la necessità dei propri dipendenti di rispondere almeno ai loro cari, senza contravvenire alla ferrea policy interna. Pepsi si è presa a cuore di questa problematica e, all’interno di una strategia di marketing digitale basata su un utilizzo più strategico dei social media, ha deciso di inviare quotidianamente ai propri dipendenti una newsletter, con articoli e informazioni che possono essere direttamente e liberamente condivisi sui social media attraverso un semplice click fatto sulle icone dei social-sharing presenti nell’email.
PepsiCo Newsletter


In questo modo PepsiCo ha fornito ai propri dipendenti delle informazioni che possono essere condivise con i propri cari e ha prodotto un flusso di contenuti “controllati”, che vengono regolarmente diffusi nel web.
Nonostante nella mail inviata,  i dipendenti  non vengano invitati esplicitamente da PepsiCo a condividere le informazioni, i risultati ottenuti sono stati notevoli: i post condivisi dai dipendenti hanno generato 30.000 viste alla pagine dedicate alla stampa e presenti sul sito istituzionale, anche se alcune notizie della newsletter riguardassero solo alcune aree geografiche circoscritte, come il lancio di un nuovo prodotto in Egitto, o la storia di un riconoscimento ottenuto da un dipendente.
In conclusione, l’importanza dei dipendenti come primi ambassador del brand è innegabile: occorre coinvolgerli, dialogare con loro, formarli adeguatamente e lasciarli liberi di condividere il brand dell’azienda sui social media, consentendo loro di raccontarlo dal loro punto di vista. I risultati ottenuti dall’azienda in termini di brand awareness sono innegabili.
stovaglieri
L’Autore Un masala di spezie sapientemente scelte e mescolate: questa è la sua formazione professionale, che spazia dalle ricerche di mercato, al marketing digitale, con una spiccata passione per Google e lo Storytelling.
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