Offesi da Google Autocomplete?

Come un bimbo birichino, Google è stato colto con le mani nel vasetto di marmellata. Un’altra volta in così poco tempo! Prima in Giappone e ora in Germania: recidivo nel compiere marachelle, è ora in punizione.
Si tratta di Google Autocomplete, la funzione di Google che suggerisce come completare la parola o la frase che si sta digitando per ottenere risposte di nostro interesse. Le parole suggerite da Google (e stando a quanto riferisce Google stesso) si basano su correlazioni e ricerche pregresse fatte frequentemente da altri utenti in merito allo stesso argomento. Questo da un lato facilita la digitazione, in quanto aiuta nella scelta dei termini da utilizzare; dall’altro è fuorviante, in quanto la terminologia suggerita potrebbe non corrispondere ai nostri obiettivi di ricerca, oppure potrebbe proporre termini con accezioni negative, giungendo a ledere la reputazione di un brand, personale o aziendale che sia.

Come dimostrato da vari esperti di settore si può talvolta cercare di manipolare i suggerimenti di Google Autocomplete mediante l’applicazione di sofisticate tecniche di Brand reputation management, spostando le correlazioni proposte automaticamente da Google Autocomplete. Non sempre però si può fare questo, oppure non sempre si ha l’accortezza di rivolgersi ad esperti in grado di farlo.
E’ quanto è successo per la First lady tedesca, Bettina Wulff, che ha querelato Google, poiché il suo nome veniva correlato a termini come “prostituta” ed “escort”, termini usati da alcuni candidati concorrenti, durante la campagna politica del marito. E ancora. Di recente, sempre in Germania, un imprenditore si è rivolto alla Corte Federale di Karlsruhe in quanto con il suo nome venivano suggeriti termini quali “truffa” e “Scientology”, ritenuti offensivi alla sua persona. In Giappone, invece, ricercando il nome di una persona tramite Big G, veniva proposto in automatico l’associazione con atti criminosi, come se fossero stati compiuti da questa persona.
Fatti analoghi sono accaduti in Francia, in Irlanda e in Italia.

Ma quali provvedimenti sono stati presi nei confronti di Google?
Nel Paese del Sol Levante, Google è stato costretto ad un rimborso economico per i danni morali arrecarti a questa persona a causa di Autocomplete. In Germania, invece, Google è stata condannata a togliere la funzione di suggerimento automatico nel caso in cui i risultati proposti ledano la dignità di una persona o di un’organizzazione, oltre che un risarcimento pecuniario per i danni recati alla reputazione.

In Italia? Ha vinto la burocrazia legislativa: se la prima sentenza, emessa nel 2011, aveva imposto a Big G di eliminare dai suggerimenti le parole ritenute “calunniose” per una persona, due sentenze successive hanno invece portato ad assolvere il motore di ricerca.

Una speranza però resta: la Corte Federale tedesca di Karlsruhe ha imposto a Google di eliminare le parole correlate automaticamente attraverso i suoi algoritmi, ogni volta che la persona lesa ne faccia richiesta, previa compilazione di un modulo per la rimozione dei contenuti, valevole anche per l’Italia.
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