Facebook Privacy: i 4 motivi per cui non rispetta le norme Europee

Alzi la mano chi si è letto fino all’ultima riga le nuove condizioni di servizio Facebook entrate in vigore di recente!

Certamente se le è ripassate Max Schrems, uno studente austriaco che già qualche anno fa ha denunciato Facebook per aver violato le norme Europee in materia di privacy. Il famoso social ha reagito creando una guida interattiva (la “privacy Basics”), per favorirne la comprensione.

Facebook privacy e normativa Europea

Gli “sforzi” fatti dal popolare social network però non hanno convinto del tutto il Garante europeo per la protezione della privacy che ha voluto chiarire ogni dubbio sull’uso dei dati personali degli utenti, l’obiettivo era verificare il rispetto da parte di Facebook della e-Privacy Directive del 2002: la direttiva Europea che ha regolato tra le altre cose il trattamento di tutti i dati sensibili di chi naviga in Internet, dell’uso dei cookies e la definizione dello spam.

Sebbene leggere la guida sia dunque diventato più agevole ecco i 4 motivi per cui Facebook tuttora non sembra rispettare le norme Europee sulla privacy:

1. Uso dei dati personali

non è possibile che l’utente dia il consenso in modo implicito. Il consenso dell’utente è l’unica giustificazione alle attività di analisi dei dati personali e di tracciamento che Facebook effettua abitualmente.

Per essere legalmente valido di fatto il questo deve essere:

  • Liberamente dato
  • Specifico
  • Informato
  • Chiaro/esplicito.

Gli utenti del social network non ricevono informazioni adeguate per poter prendere delle decisioni in modo consapevole rispetto a tutti i punti chiave del loro rapporto con Facebook.

2. Profilazione per scopi pubblicitari

Non può essere sempre attiva di default.

Facebook dà per scontato che l’utente attivo sulla piattaforma abbia implicitamente accettato la profilazione del suo comportamento per scopi pubblicitari e di default la funzione è sempre attiva. L’unico modo per disattivare le Sponsored Stories o le Social Ads è agire a livello di dispositivo. Questo ovviamente avrà delle conseguenze su tutte le altre app installate sul device.

3. Rilevamento della posizione

Dovrebbe essere spenta con possibilità di attivazione da parte dell’utente.

Lo stesso approccio “prendere o lasciare” è applicato al rilevamento della posizione dell’utente quando accede a Facebook da un dispositivo dotato di gps. Anche in questo caso l’unico modo per modificare le opzioni d’uso della piattaforma è intervenire a livello di device.

4. Uso dei dati raccolti

Non vengono specificate le modalità d’uso.

Facebook non ha definito nemmeno in quest’ultimo aggiornamento del contratto come e quando utilizzerà i dati che raccoglie.
Sappiamo che i nostri dati vengono immagazzinati, analizzati ed incrociati con altre informazioni, ma non sappiamo come saranno usati nelle social ads, quando saranno usati e con chi saranno condivise. Ad esempio non è chiaro cosa si intende per uso delle foto personali a scopi pubblicitari, né quando questo accadrà.

Facebook, dal canto suo, si difende sostenendo che l’aggiornamento di Gennaio 2015 rispetta le norme Europee attualmente in vigore.

Post scritto in collaborazione con Sebastiano Carbone

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